Italia digitale: sogno impossibile o prospettiva concreta?

Italia digitale: sogno impossibile o prospettiva concreta?

L’indice di economia e società digitale (DESI) è l’indice elaborato dalla Commissione Europea per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali attraverso cinque indicatori:

  1. Connettività
  2. Capitale umano
  3. Uso di internet
  4. Integrazione della tecnologia digitale
  5. Servizi pubblici digitali.

Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi hanno le economie digitali più avanzate nell’UE seguiti da Lussemburgo, Belgio, Regno Unito e Irlanda.
Mentre Romania, Bulgaria, Grecia e Italia hanno i punteggi più bassi.

L’Italia, infatti, è ferma agli ultimi posti e la sua crescita digitale è sotto la media europea: influisce in tal senso l’assenza di competenze digitali base e la mancanza di due elementi fondamentali: approccio sistemico e governante.
Inoltre, è necessario precisare che, sebbene l’Italia sia uno dei Paesi con maggiore diffusione di dispositivi mobili, rimane ultima in utilizzo di questi dispositivi per il collegamento ad Internet, per cui la correlazione di opinione comune tra la diffusione degli smartphone (e della banda larga mobile) e la diffusione di Internet si rivela chiaramente poco significativa: almeno in Italia.

Le prestazioni a rilento dell’Italia dipendono essenzialmente dagli utenti. Bassi livelli di competenze digitali comportano risultati mediocri in diversi indicatori: diffusione della banda larga, numero di utenti di internet, partecipazione in una serie di attività su internet (tra cui il governo elettronico), uso del commercio elettronico e numero di curriculum nel settore digitale (ossia, lauree in STEM – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – e specialisti delle TIC – tecnologie dell’informazione e della comunicazione)”, ecco quanto riportato dalla valutazione della Relazione europea.

La modernizzazione e la digitalizzazione dei servizi pubblici possono essere i primi punti fondamentali da prendere in considerazione per cercare di risolvere il gap esistente tra l’Italia e il resto d’Europa, oltre a portare a vantaggi di efficienza per la pubblica amministrazione, per i cittadini e le imprese, nonché per la fornitura di servizi migliori e spendibili.

A tal riguardo, sarebbe interessante prendere in considerazione, come modello da seguire, il sistema E-Gov Danese.
L’Agenda Digitale Europea pone la Danimarca, infatti, come la nazione europea più digitalizzata: non a caso tutti gli Istituti e gli Enti pubblici (gli ospedali, le scuole, i municipi, le Regioni, ecc…) partecipano attivamente al processo di digitalizzazione per permettere a tutta la popolazione danese di avere la competenza necessaria per sfruttare le potenzialità offerte dal cyberspazio.
La governance pone il suo punto di riferimento intorno al ruolo dell’Agenzia per la Digitalizzazione che coordina le politiche di digitalizzazione della Danimarca ed è responsabile dell’implementazione della digitalizzazione nel settore pubblico: ed è per questo motivo che tutti i settori delle PA hanno una responsabilità congiunta al fine di assicurare che la popolazione acquisisca la necessaria ed importantissima consapevolezza digitale.

A tal riguardo, i Ministeri e le amministrazioni regionali e locali, con l’Agenzia per la Digitalizzazione, seguono un comune percorso riguardo la strategia sull’innovazione digitale, articolata su quattro focus:

  • E- Government : “non più moduli o lettere stampate” – “soluzioni digitali per una più vicina collaborazione del settore pubblico”.
  • Welfare digitale : “La strategia affronta in modo specifico le soluzioni digitali nell’area della salute, della cura degli anziani, dei servizi sociali e dell’education.”
  • Cultura e competenze digitali : “rafforzare le condizioni per la crescita delle imprese digitali, migliorando l’accesso al capitale di rischio, costituendo delle task force di supporto alle imprese, aprendo tavoli di collaborazione pubblico-privato” – “far sì che il settore pubblico supporti le possibilità dell’era digitale, adeguando prima di tutto le normative.” – “rafforzare la sicurezza in rete per supportare la crescita del digitale.”
  • OpendData : “si focalizza sull’utilizzo dei dati grezzi da parte del settore privato per lo sviluppo di prodotti e servizi digitali, analisi, visualizzazioni e per il “data journalism””.

Anche il modello del sistema sanitario danese risulta essere il migliore d’Europa.

La classifica è stata sviluppata basandosi su quattro punti fondamentali:

  • l’invio delle prescrizioni in digitale dai medici ai farmacisti;
  • le prenotazioni delle visite mediche mediante la rete;
  • le informazioni sulla salute ricercate su Internet;
  • la condivisione di dati sanitari mediante il web.

La Danimarca ha dato importanza al paziente mettendogli a disposizione nuovi e potenti sistemi di trasmissione dati per consentirgli le cure più adeguate.

Risulta essenziale, quindi, individuare le proprie strategie e formarsi su modelli come, ad esempio, l’eGovernment che possono sicuramente fornire una vasta gamma di vantaggi, tra cui maggiore efficienza e risparmio per i governi e le imprese, maggiore trasparenza e maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica.

E’ necessario stabilire condizioni adeguate di politiche digitali affinché si formino laureati che possano vantare competenze digitali.

E’ infine indispensabile superare, soprattutto in Italia, i mille ritardi digitali ancora esistenti, attraverso impegni volti al graduale sviluppo della diffusione e della cultura dei reali benefici derivanti dall’uso generalizzato e consapevole della Rete.

 

Federica Giaquinta

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